Wolfgang Amadeus Mozart (1756 – 1791)
Opere in repertorio
L'Autore
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Wolfgang Amadeus Mozart, nome di battesimo Joannes Chrysostomus Wolfgangus
Theophilus Mozart (Salisburgo, 27 gennaio 1756 – Vienna, 5 dicembre 1791),
è stato un compositore e pianista austriaco, a cui è universalmente riconosciuta
la creazione di opere musicali di straordinario valore artistico.
Mozart è annoverato tra i geni della musica. Dotato di raro talento,
manifestatosi precocemente, morì a trentacinque anni di età lasciando pagine
indimenticabili di musica sinfonica, sacra, da camera e operistica.
La musica di Mozart è considerata la "musica classica" per eccellenza;
infatti Mozart è il principale esponente del "Classicismo" settecentesco,
i cui canoni principali erano l'armonia, l'eleganza, la calma imperturbabile
e l'olimpica serenità. E Mozart raggiunge nella sua musica divina vertici
di perfezione celestiale e ineguagliabile, tanto che Nietzsche lo considererà
il simbolo dello "Spirito Apollineo della Musica", in contrapposizione a Wagner,
che Nietzsche definirà l'emblema dello "Spirito Dionisiaco della Musica".
Di Mozart dirà il premio Nobel per la letteratura Romain Rolland:
"Nella tempesta di passioni che, dopo la Rivoluzione,
ha investito tutte le arti e sconvolto la musica, è dolce rifugiarsi talvolta
nella sua serenità come sulla cima di un Olimpo dalle linee armoniose
e contemplare lontani, nella pianura, i combattimenti degli eroi e degli
Dei di Beethoven e di Wagner e il mondo come un vasto mare dai flutti frementi".
La vita
La nascita e la famiglia
Wolfgang Amadeus Mozart, nacque al numero 9 di Getreidegasse a Salisburgo,
capitale dell'Arcidiocesi di Salisburgo, all'epoca territorio sovrano
appartenente al Sacro Romano Impero, ed attualmente austriaco.
Wolfgang fu battezzato il giorno dopo la sua nascita presso la Cattedrale
di San Ruperto.
La notizia della nascita di Wolfgang venne data dal padre Leopold
in una lettera del 9 febbraio 1756 ad un amico di Augusta, Johann Jakob Lotter:
« Ti informo che il 27 gennaio, alle otto della sera, la mia cara
moglie ha dato felicemente alla luce un bambino. Si era dovuta
rimuovere la placenta e perciò ella era estremamente debole.
Ora invece, grazie a Dio, sia il bimbo che la madre stanno bene.
Il bambino si chiama Joannes Chrysostomus, Wolfgang, Gottlieb. »
I genitori di Wolfgang avevano quasi la stessa età
(la madre differiva dal marito di un solo anno) ed erano personaggi attivi
dell'epoca: il padre Leopold, compositore ed insegnante di musica,
ricopriva l'incarico di vice kapellmeister. presso la corte dell'arcivescovo
Anton Firmiane; la madre Anna Maria Pertl (1720- 1778) era l'umile figlia
di un prefetto.
Dei numerosi figli di Leopold ed Anna Maria, Wolfgang a parte,
l'unica non morta nell'infanzia era la sorella maggiore Maria Anna (1751–1829),
detta Nannerl o Nannette.
Il Genio precoce (1756-1769)
Il bambino dimostrò un talento per la musica tanto precoce quanto
straordinario: a tre anni batteva i tasti del clavicembalo, a quattro
suonava brevi pezzi, a cinque componeva. Esistono vari aneddoti
riguardanti la sua memoria prodigiosa, la composizione di un concerto
all'età di cinque anni, la sua gentilezza e sensibilità, la sua paura per il
suono della tromba.
Quando non aveva neppure sei anni, il padre portò lui e la sorella, pure
assai brava, a Monaco, affinché suonassero per la corte dell'Elettore
Bavarese; alcuni mesi dopo essi andarono a Vienna, dove furono
presentati alla corte imperiale e in varie case nobiliari.
"Il miracolo che Dio ha fatto nascere a Salisburgo" era la definizione
che Leopold dava di suo figlio e pertanto egli si sentiva in dovere di far
conoscere il miracolo a tutto il mondo (e magari di trarne qualche
profitto).
Verso la metà del 1763 egli ottenne il permesso di assentarsi dal suo
posto di vice Kapellmeister presso la corte del principe vescovo di
Salisburgo.
Tutta la famiglia intraprese così un lungo viaggio, che durò più di tre
anni. Essi toccarono quelli che erano i principali centri musicali
dell'Europa occidentale: Monaco, Augusta, Stoccarda, Mannheim,
Magonza, Francoforte, Bruxelles e Parigi (dove soggiornarono il primo
inverno), poi Londra (dove rimasero per ben quindici mesi), quindi di
ritorno attraverso L'Aja, Amsterdam, Parigi, Lione, la Svizzera e infine
arrivando a Salisburgo nel novembre 1766.
Mozart suonò nella maggior parte di queste città, da solo o con la
sorella, ora presso una corte, ora in pubblico, ora in una chiesa. Le
lettere che Leopold scrisse ad amici di Salisburgo raccontano
l'universale ammirazione riscossa dai prodigi di suo figlio.
A Parigi essi incontrarono molti compositori tedeschi e in questa città
furono pubblicate le prime composizioni di Mozart (sonate per
clavicembalo e violino, dedicate ad una principessa reale; cfr. KV 6-9).
A Londra essi conobbero, tra gli altri, Johann Christian Bach, il figlio
più giovane di Johann Sebastian e una delle figure di primo piano della vita musicale londinese: sotto la sua
influenza, Mozart compose le sue prime sinfonie (KV 16, KV 19 e KV 19a). Un'altra sinfonia seguì durante il
soggiorno a L'Aja, nel viaggio di ritorno (KV 22).
Dopo poco più di nove mesi trascorsi a Salisburgo, i Mozart partirono per Vienna nel settembre 1767, dove
restarono per quindici mesi, escluso un intervallo di dieci settimane trascorse a Brno (Brünn) e Olomuc
(Olmütz) durante un'epidemia di vaiolo. Mozart compose un Singspiel tedesco in un atto, Bastien und
Bastienne (KV 50), che fu rappresentato privatamente. Maggiori speranze furono riposte nella prospettiva di
vedere rappresentata nel teatro di corte un'opera buffa italiana, La finta semplice (KV 51): tali speranze
andarono però deluse, con grande indignazione di Leopold. Una grande messa solenne (probabilmente KV
139) fu invece eseguita alla presenza della corte imperiale in occasione della consacrazione della chiesa
dell'Orfanotrofio. La finta semplice venne rappresentata l'anno seguente, 1769, nel palazzo dell'arcivescovo a
Salisburgo. In ottobre Mozart fu nominato Konzertmeister onorario presso la corte salisburghese.
Appena tredicenne, Mozart aveva acquisito una notevole familiarità con il linguaggio musicale del suo tempo.
Le prime sonate di Parigi e Londra, i cui autografi includono l'ausilio della mano di Leopold, mostrano un
piacere ancora infantile nel modellare le note e la tessitura musicale. Ma le sinfonie di Londra e de L'Aja
attestano la rapida e originale acquisizione da parte di Mozart della musica che aveva incontrato. Analoghe
dimostrazioni provengono dalle sinfonie composte a Vienna (come KV 43 e, specialmente, KV 48),
caratterizzate da una tessitura più ricca e da uno sviluppo più approfondito. La sua prima opera italiana, poi,
mostra un veloce apprendimento delle tecniche dello stile buffo.
Mozart in Italia (1769-1773)
« La nostra musica da chiesa è assai differente di quella d'Italia, e
sempre più, che una Messa con tutto il Kyrie, Gloria, Credo, la
Sonata all'Epistola, l'offertorio ò sia Mottetto, Sanctus ed Agnus Dei
ed anche la più Solenne, quando dice la Messa il Principe stesso
non ha da durare che al più longo tre quarti d'ora. Ci vuole uno
studio particolare per questa sorta di composizione, e che deve però
essere una Messa con tutti strumenti - Trombe di guerra, Tympani
etc. »
(Wolfgang Amadeus Mozart)
(da una lettera in "italiano" di Amadé al molto Rev.do Pad.e Maestro Giovanni Battista
Martini, spedita da Salisburgo a Bologna, il 4 settembre 1776)
Dal 1769 al 1773 Wolfgang viaggiò con il padre per l'Italia, in varie riprese,
soggiornando a Torino, Milano, Verona, Venezia, Bologna, Roma e Napoli.
I soggiorni milanesi diventeranno una importante esperienza formativa:
Mozart (talvolta chiamato "Volgango Amadeo") rimarrà a Milano
complessivamente per quasi un anno della sua breve vita. Incontrò
musicisti (Johann Adolph Hasse, Niccolò Piccinni, Giovanni Battista
Sammartini, Johann Christian Bach e forse anche Giovanni Paisiello),
cantanti (Caterina Gabrielli) e scrittori (Giuseppe Parini, che scrisse per lui alcuni libretti).
Hasse rimase molto colpito dalle capacità del ragazzo, tanto che disse:
« Questo ragazzo ci farà dimenticare tutti. »
Lasciò Milano il 15 marzo 1770, per tornarci più
volte. Arrivato a Lodi, sulla strada per Parma, scrisse
le prime tre parti, Adagio, Allegretto e Minuetto, del
quartetto KV80, completato con il Rondò che
scriverà più tardi, forse a Vienna (1773) o a
Salisburgo (1774). Tornerà a Milano per
rappresentare le sue opere liriche. L'ultima a
debuttare in un teatro italiano fu il Lucio Silla, nel
1772.
Un altro importante soggiorno fu quello di Bologna
(in due riprese, da marzo ad ottobre 1770). Ospite
del conte Gian Luca Pallavicini, ebbe l'opportunità
di incontrare musicisti e studiosi (dal celebre castrato
Farinelli ai compositori Vincenzo Manfredini e Josef
Mysliveček, fino allo storico della musica inglese
Charles Burney e padre Giovanni Battista Martini).
A Parma ebbe l'occasione di assistere ad un concerto
privato della celebre soprano Lucrezia Agujari, detta
La Bastardella.
Amadeus prese lezioni di contrappunto da padre
Martini e sostenne l'esame per l'aggregazione
all'Accademia Filarmonica di Bologna (allora titolo
ambitissimo dai musicisti europei). Il difficile e rigido
esame dell'ancora giovane Mozart non fu
particolarmente brillante, ed esistono prove del fatto
che lo stesso Martini lo abbia aiutato in sede d'esame
per favorirne la promozione. A riprova del
travagliato esito, infatti, del cosiddetto compito di
Mozart esistono oggi ben tre copie, le prime due
esposte al Museo internazionale e biblioteca della
musica e quella "definitiva" all'Accademia
Filarmonica di Bologna. A Roma Mozart dà una
straordinaria prova del suo genio: ascolta nella
Cappella Sistina il Miserere di Gregorio Allegri e
riesce nell'impresa di trascriverlo interamente a
memoria dopo solo due ascolti. Si tratta di una
composizione a nove voci, apprezzata a tal punto da
essere proprietà esclusiva della Cappella pontificia,
tanto da essere intimata la scomunica a chi se ne
fosse impossessato al di fuori delle mura vaticane.
L'impresa ha i caratteri dello sbalorditivo, se si pensa
all'età del giovanissimo compositore e alla incredibile
capacità mnemonica nel ricordare un brano che riassume nel proprio finale ben nove parti vocali.
Dopo tale impresa i salisburghesi si recarono a Napoli, dove soggiornarono per sei settimane e dove la
proverbiale scaramanzia partenopea additava all'anello che portava il compositore al dito la genesi delle sue
incredibili capacità musicali, tanto da costringerlo a toglierselo.
Ma a parte la scaramanzia, Napoli nel 1770 era la Capitale della Musica oltre che quella di un Regno, e i
Mozart ebbero modo di sondare il terreno della produzione musicale napoletana. Amadeus era attratto dagli
innovatori della musica a Napoli: Traetta, Cafaro, Francesco De Majo e principalmente Paisiello. Da Paisiello
- secondo Abert - il giovane Mozart doveva apprendere diversi aspetti " sia per i nuovi mezzi espressivi sia
per l'uso drammatico-psicologico degli strumenti). Mozart a Napoli viene ad imparare, tuttavia la città lo
ignora, nonostante i positivi riscontri ottenuti dai Mozart durante il soggiorno a Bologna e a Roma. Ferdinando
IV di Borbone, all'epoca diciottenne, non lo riceve a corte se non in una visita di cortesia presso la Reggia di
Portici. Per Mozart non arriva nessuna scrittura nei Teatri napoletani, nessun concerto alla corte della Capitale
della Musica. La qualità e la quantità della musica prodotta a Napoli induce il padre Leopold in una lettera al
figlio del 23 febbraio del 1778 ad affermare: "Adesso la questione è solo: dove posso avere più speranza di
emergere? forse in Italia, dove solo a Napoli ci sono sicuramente 300 Maestri o a Parigi, dove circa due o
tre persone scrivono per il teatro e gli altri compositori si possono contare sulle punte delle dita?"
Il viaggio di ritorno verso la casa natia iniziò con una nuova sosta a Roma, dove Papa Clemente XIV gli
conferì lo Speron d'oro. Indi ripartirono passando per Bologna, dove come detto sopra, Mozart sostenne
l'esame all'Accademia, e giunsero poi a Milano dove Wolfgang sperò di rimanere come compositore di corte,
ma le sue aspettative furono frustrate da Maria Teresa d'Austria . A marzo del 1771 i Mozart tornarono a
Salisburgo dove vi rimarranno fino ad agosto, quando ripartiranno per un secondo viaggio in Italia, di quattro
mesi.
A Milano in ottobre viene rappresentata l'opera Ascanio in Alba su libretto di Giuseppe Parini per celebrare le
nozze dell'Arciduca Ferdinando d'Asburgo-Este d'Austria con la Principessa Maria Beatrice Ricciarda d'Este
di Modena.
Nel dicembre dello stesso anno Wolfgang con suo padre torna nella città natale.
Il terzo e ultimo viaggio in Italia durò dall'ottobre del 1772 fino al marzo del 1773, periodo in cui di rilievo è la
composizione e la rappresentazione dell'opera Lucio Silla a Milano. Dopo un iniziale insuccesso, questa opera
seria divenne ancora più rappresentata e apprezzata della precedente e applaudita Mitridate, re di Ponto, su
libretto di Cigna-Santi basato sull'omonima opera francese di Racine tradotta dal Parini, e diretta dallo stesso
Mozart per la stessa città nel 1770.
Mannheim e Parigi (1777-1780)
Doveva essere chiaro, non solo a Wolfgang ma anche a suo padre, che una piccola corte provinciale come
quella salisburghese non era un posto adatto ad un genio del suo calibro.
Nel 1777 egli chiese all'arcivescovo il permesso di assentarsi da Salisburgo e, accompagnato dalla madre, partì
alla ricerca di nuove opportunità. La corrispondenza tenuta con suo padre nel corso dei sedici mesi di viaggio
non solo fornisce informazioni su cosa Mozart facesse, ma getta una vivida luce sul cambiamento nelle loro
relazioni. Wolfgang, ora ventunenne, sentiva sempre più il bisogno di affrancarsi dalla dominazione paterna,
mentre le ansietà di Leopold circa il loro futuro assumevano dimensioni patologiche.
Mozart e la madre si recarono in primo luogo a Monaco, dove l'Elettore rifiutò cortesemente di offrire a
Mozart un posto presso la sua corte. Quindi essi andarono ad Augusta, facendo visita ai parenti paterni; qui
Wolfgang iniziò una vivace amicizia con la cugina Maria Anna Thekla (con la quale in seguito tenne una
corrispondenza piena di umorismo allegro e osceno).
Alla fine di ottobre Mozart e la madre giunsero a Mannheim, la cui corte dell'Elettore Palatino era una delle
più famose ed evolute in Europa sul piano musicale. Mozart vi soggiornò per più di quattro mesi, sebbene
comprendesse presto che neppure lì c'era posto per lui. Egli divenne amico di vari musicisti di Mannheim,
insegnò musica e suonò, si innamorò di Aloysia Weber, un soprano, seconda delle quattro figlie di un copista
di musica. Compose varie sonate per pianoforte, alcune con accompagnamento di violino. Prospettò al padre
un progetto di viaggio in Italia con i Weber; tale proposta, del tutto irresponsabile, fu respinta da Leopold con
una replica adirata: "Via, a Parigi! e che tu possa presto trovare il tuo posto tra i grandi uomini: aut Caesar
aut nihil".
Il piano prevedeva che Wolfgang dovesse andare da solo nella capitale francese, ma poiché il padre non
aveva grande fiducia nelle capacità amministrative del figlio, decise che dovesse essere ancora accompagnato
dalla madre. Essi raggiunsero Parigi verso la fine di marzo del 1778 e Mozart trovò ben presto da lavorare. Il
suo risultato più importante è la sinfonia (KV 297) composta per i Concerts spirituels, una brillante
composizione in Re maggiore con la quale egli soddisfece il gusto del pubblico parigino con grandi sfoggi
orchestrali, senza però sacrificare l'unità della composizione.
Il giorno del debutto della sinfonia, il 18 giugno, sua madre era seriamente malata e il 3 luglio morì.
Mozart scrisse dapprima a Leopold parlando di una grave malattia, e nel contempo scrisse un'altra lettera ad
un amico di Salisburgo, l'abate Franz Joseph Bullinger, chiedendogli di preparare il padre alla triste notizia.
Wolfgang andò quindi ad abitare con Friedrich Melchior, barone von Grimm, un amico tedesco. Poco tempo
dopo Grimm scrisse a Leopold parlando pessimisticamente delle prospettive di Wolfgang a Parigi. Leopold
negoziò pertanto con l'arcivescovo la riassunzione del figlio alla corte di Salisburgo, con il ruolo di organista.
Richiamato a casa, Wolfgang, sia pure riluttante, obbedì e si diresse verso la città natale, passando per
Mannheim, dove fu accolto freddamente da Aloysia Weber. Alla metà di gennaio del 1780 egli era di nuovo a
Salisburgo.
Rottura con l'Arcivescovo e partenza per Vienna (1780-1791)
Wolfgang tornò quindi assai contrariato nella sua città natale: con la morte della madre e la presa di coscienza
delle proprie capacità musicali, egli aveva sempre più voglia di poter viaggiare e confrontarsi con le nuove
realtà culturali, cose che sicuramente la piccola e provinciale Salisburgo non poteva offrirgli. A Salisburgo egli
era alle dipendenze, come del resto il padre Leopold, della Corte Arcivescovile, Leopold come vice-direttore
di cappella, Wolfgang come organista. A Wolfgang, tuttavia, questa occupazione andava stretta: mentre per il
padre era importante che il figlio potesse consolidare sempre più la propria posizione di dipendente con uno
stipedio fisso, Wolfgang aspirava a qualcosa di più, forse ad essere un artista completamente libero. In questo
senso Mozart era veramente figlio del suo tempo, dell'epoca che avrebbe cioé portato alla Rivoluzione
Americana e alla Rivoluzione Francese. A causa di tale sete di libertà, Wolfgang cominciò ad avere dissidi
sempre più frequenti col padre (che vedeva in lui un degno successore per un incarico ben stipendiato alla
corte locale), ma soprattutto con l'Arcivescovo di Salisburgo Hyeronimus Colloredo, al quale spesso le
biografie su Mozart dedicano giudizi ingrati. Di sicuro egli, che può essere definito a ben vedere un degno
rappresenatatnte del Dispotismo illuminato (aveva un busto di Voltaire nella sua residenza), non capì di aver
un genio al proprio servizio ma è anche vero, però, che Mozart domandasse sempre più di frequente licenze
straordinarie e sempre più lunghe, cosa che Colloredo, ovviamente, mal sopportava. Ciò, in modo
inevitabile,non poteva che portare ad una rottura tra i due. L'occasione arrivò presto. Grazie ai contatti con i
Weber, a Wolfgang venne commissionata un'opera, Idomeneo, ossia Ilia ed Idamante, da rappresentarsi a
Monaco. Convinto di poter accattivarsi con questa il favore della Corte, Mozart si gettò nella composizione
con entusiasmo, e alla fine del 1780 era nella capitale bavarese. Il 29 gennaio 1781 Idomeneo andò in scena
con successo trionfale, tanto che ne vennero disposte numerose repliche; nello stesso periodo, l'Imperatrice
Maria Teresa moriva, e l'Arcivescovo Colloredo si recò a Vienna per i funerali.
Questi fatti "costrinsero" Wolfgang a rimanere più del dovuto fuori sede e a raggiungere il suo padrone nella
capitale austriaca: ufficialmente per ricongiungersi a lui e scusarsi, in realtà con lo scopo di farsi assumere dal
nuovo Imperatore Giuseppe II, cosa che però non accadde. Mozart solo nel 1787 sarà nominato compositore
di corte, incarico modesto seppur retribuito con 800 fiorini l'anno (Gluck ne avevi presi quattromila).
Le cose andarono bene per Mozart, nel senso che l'Arcivescovo, stizzito per il suo comportamento, lo fece
letteralmente buttare fuori dal palazzo dal suo Camerlengo con una "storica" pedata nel fondoschiena. A nulla
valsero le suppliche di papà Leopold al risoluto porporato: il figlio, licenziato, rimase a Vienna con l'intenzione
di vivere come libero artista, cioè senza impieghi fissi pur componendo musica per la Corte. Mozart rimarrà
nella capitale austriaca, salvo brevi periodi, per il resto della sua vita, componendovi le sue musiche migliori e
morendovi giovane, senza conoscere mai il vero successo.
Malattia e morte (1791)
La malattia e la morte di Mozart sono stati e sono tuttora un difficile argomento di studio, oscurato da
leggende romantiche e farcito di teorie contrastanti.
Gli studiosi sono in disaccordo sul corso del declino della salute di Mozart, in particolare sul momento in cui
Mozart divenne conscio della sua morte imminente e se questa consapevolezza influenzò le sue ultime opere.
L'idea romantica sostiene che il declino di Mozart fu graduale e che la sua prospettiva e le sue composizioni
declinarono anch'esse in ugual misura. Al contrario, qualche erudito suo contemporaneo sottolineò come
Mozart nell'ultimo anno fosse di buon umore e che la morte giunse inattesa anche per gli amici e la famiglia
stessa.
Anche l'effettiva causa del decesso di Mozart è materia di congettura. Il suo certificato di morte riporta
hitziges Frieselfieber (“febbre miliare acuta”, che allora era considerata contagiosa, o “esantema febbrile”),
una definizione insufficiente a identificare la corrispettiva diagnosi nella medicina odierna. Sono state
avanzate diverse ipotesi, dalla trichinosi all'avvelenamento da mercurio, alla febbre reumatica o, più
recentemente, la sifilide. La pratica terapeutica del salasso, all'epoca diffusa, è menzionata come concausa
della morte.
Mozart spirò nella notte del 5 dicembre 1791, poco prima dell'una, mentre stava lavorando alla sua ultima
composizione: il Requiem.
Al giovane compositore Franz Xaver Süssmayr, allievo e amico di Mozart, fu affidato il compito di
completarlo. Non fu il solo compositore al quale fu affidato tale incarico, ma è collegato ad esso più di altri a
causa del suo rilevante contributo.
Pare che Mozart morì squattrinato e dimenticato da tutti (anche se delle ricerche affermano che nel suo ultimo
anno di vita Wolfgang guadagnò molto) e fu seppellito in una fossa comune. Il luogo della sua sepoltura
rimane ignoto.
Nel 1809 Constanze Weber, la vedova, si risposò col diplomatico danese Georg Nikolaus von Nissen
(1761–1826), il quale, essendo un fanatico ammiratore di Mozart, pubblicò diversi brani – dal tenore scurrile –
da lettere del compositore e scrisse una sua biografia.
Lo stile mozartiano
Le composizioni di Mozart e di Haydn appartengono a un periodo storico - la seconda metà del XVIII secolo -
durante il quale avvenne nella musica occidentale l'evoluzione dal cosiddetto stile galante ad un nuovo stile,
detto in seguito classico, che avrebbe accolto in sé anche gli elementi contrappuntistici, che caratterizzavano
la tarda musica barocca e proprio in reazione alla cui "complessità" si era sviluppato lo stile galante.
Lo stile della musica di Mozart non solo segue da vicino lo sviluppo
dello stile classico, ma senza dubbio contribuisce in modo
fondamentale a definirne le caratteristiche, in modo tale da poter essere
considerato esso stesso l'archetipo. Mozart fu uno straordinario
compositore che si dedicò con apparente semplicità a tutti i principali
generi dell'epoca: scrisse un gran numero di sinfonie, opere, concerti
per strumento solista, musica da camera (fra cui quartetti d'archi e
quintetti d'archi) e sonate per pianoforte. Benché per nessuno di questi
generi si possa affermare che egli fu il "primo autore", per quanto
riguarda il concerto per pianoforte si deve riconoscere che esso deve a
Mozart, autore ed interprete delle proprie composizioni, il grandioso
sviluppo formale e di contenuti che avrebbe caratterizzato questo
genere nel secolo successivo. Mozart scrisse anche un gran numero
di composizioni sacre, fra cui messe, e composizioni più "leggere",
risalenti per lo più al periodo salisburghese, come le marce, le danze, i
divertimenti, le serenate e le cassazioni.
I tratti caratteristici dello stile classico possono essere ritrovati senza difficoltà nella musica di Mozart:
chiarezza, equilibrio e trasparenza sono elementi distintivi di ogni sua composizione. Tuttavia l'insistenza che a
volte viene data agli elementi di delicatezza e di grazia della sua musica non riesce a nascondere la potenza
eccezionale di alcuni dei suoi capolavori, quali il concerto per pianoforte n. 24 in do minore K. 491, la
Sinfonia n. 40 in sol minore K. 550, e l'opera Don Giovanni.
Charles Rosen ha scritto:
« Solamente riconoscendo che la violenza e la sensualità è al centro dell'opera di Mozart è possibile fare
il primo passo verso la comprensione delle sue strutture e della sua magnificenza. In un modo
paradossale, la caratterizzazione superficiale di Schumann della sinfonia K. 550 in sol minore può
aiutarci a comprendere il demone di Mozart in modo più completo. Nell'opera di Mozart ogni suprema
espressione di sofferenza e terrore ha qualcosa di sorprendentemente voluttuoso. »
Soprattutto nell'ultimo decennio di vita Mozart esplorò l'armonia cromatica con una intensità raramente
ritrovata in altri compositori del suo tempo.
Scrive Hermann Abert:
« Neppure l'uomo normale si dà pena di imitare alcuna cosa di cui non rechi già in sé l'embrione. Nel
genio questa scelta reca già l'impronta dell'atto creativo. Essa è infatti il primo tentativo di una presa di
posizione, d'un affermarsi nei confronti della tradizione: tentativo che dovrà agguerrirlo a rifiutare ciò
che gli sia estraneo o d'intoppo e non soltanto ad imitare ma a "ricreare" ed assimilare ogni elemento
congeniale. Non dovremo quindi mai dimenticare che la grandezza di Mozart sta nel suo "io", nella sua
forza creativa; non nel materiale col quale si è cimentato. »
Fin da fanciullo Mozart aveva mostrato che era capace di ricordare ed imitare senza alcuna difficoltà la
musica che aveva l'occasione di ascoltare. I suoi numerosi viaggi consentirono al giovane compositore di far
sua una rara collezione di esperienze attraverso le quali Mozart creò il suo unico linguaggio compositivo.
La ricerca critica e musicologica sull'opera di Mozart è al centro del monumentale lavoro in cinque volumi
Mozart - Sa vie musicale et son oeuvre (1912-1946) di Teodor de Wyzewa e Georges de Saint-Foix.
Attraverso un metodo di analisi scrupolosa delle influenze dovute all'ambiente musicale col quale Mozart si
confrontò nel corso della sua breve vita, i due musicologi arrivarono a suddivedere l'opera di Mozart in 34 fasi
stilistiche diverse, ciascuna di esse sotto l'influenza di un dato modello. Questo "approccio riduttivo" tuttavia è
stato in seguito criticato e messo in discussione, fra gli altri da Paumgartner:
« Nella compiaciuta infatuazione di quei confronti critico-stilistici, si tralasciò anzitutto di cercar di
scoprire in virtù di quali leggi più profonde la musica di Mozart, nonostante le innegabili reminiscenze
dei modelli contemporanei, risulti così sostanzialmente diversa da questi e, appunto perciò abbia
potuto svilupparsi assumendo forme proprie, originali e durature »
Mozart era ancora bambino durante il soggiorno a Londra quando incontrò Johann Christian Bach ed ascoltò
la sua musica. A Parigi, Mannheim e Vienna egli ascoltò i lavori dei compositori attivi in quei luoghi così come
la famosa orchestra di Mannheim. In Italia ebbe modo di conoscere ed approfondire la ouverture italiana e
l'opera buffa dei grandi maestri italiani del settecento, e questa esperienza sarebbe stata di fondamentale
importanza nello sviluppo successivo della sua musica. Sia a Londra sia in Italia lo stile galante dominava la
scena: uno stile semplice, quasi da musica leggera, caratterizzato da una predilezione per le cadenze, da una
enfasi sulle frasi nella tonalità fondamentale-dominante-sottodominante (escludendo così altri accordi), e
dall'uso di frasi simmetriche e di strutture articolate in modo chiaro.
Lo stile galante, che fu l'origine dello stile classico, era nato come reazione alla "eccessiva complessità" della
tarda musica barocca. Alcune delle sinfonie giovanili di Mozart hanno la forma di ouvertures in tre movimenti
nello stile italiano; molte di queste sono "omotonali", ossia tutti i tre movimenti sono nella stessa tonalità,
essendo il movimento lento centrale nella relativa tonalità minore. Altri lavori "imitano" la stile di Johann
Christian Bach, mentre altri ancora mostrano la semplice forma bipartita in uso fra i compositori viennesi.
Passando dalla giovinezza alla prima maturità Mozart iniziò ad inserire alcune delle caratteristiche
fondamentali dello stile barocco all'interno delle proprie composizioni. Per esempio, la sinfonia n. 29 in la
maggiore K. 201 impiega nel primo movimento un tema principale in forma contrappuntistica e sono presenti
anche sperimentazioni con frasi di lunghezza irregolare. A partire dal 1773 appaiono nei quartetti dei
movimenti conclusivi in forma di fuga, probabilmente influenzati da Haydn, che aveva incluso finali in questa
forma nei quartetti dell'opera 20. L'influenza dello stile Sturm und Drang, che preannuncia col suo carattere la
futura era Romantica è evidente in alcune delle composizioni di quel periodo di entrambi gli autori, fra cui
spicca la sinfonia n. 25 in sol minore K. 183, la prima delle due uniche sinfonie in tonaltà minore scritte da
Mozart.
« Mozart infuse negli strumenti il nostalgico afflato della voce umana per la quale nutriva uno
specialissimo amore. Orientò verso il cuore della melodia l'inesauribile fiumana d'una ricca armonia,
dando sempre alla voce degli strumenti quella fervida intensità di sentimento propria della voce umana:
inesauribile fonte dell'espressione racchiusa nel fondo del cuore.»
(Richard Wagner)
Mozart fu anche uno dei grandi autori di opere, egli passava con grande facilità e naturalezza dalla scrittura
strumentale a quella vocale. Le sue opere appartengono ai tre generi principali in voga alla fine del Settecento:
l'opera buffa (Le nozze di Figaro, Don Giovanni e Così fan tutte), l'opera seria (Idomeneo e La clemenza di
Tito) e Singspiel (Il ratto dal serraglio e Il flauto magico). In tutte le sue grandi opere Mozart piega la
scrittura strumentale per sottolineare lo stato psicologico dei personaggi ed i cambiamenti di situazione
drammatica. La scrittura operistica e quella strumentale si influenzano a vicenda: l'orchestrazione via via più
sofisticata che Mozart adotta per le composizioni strumentali (sinfonie e concerti in primo luogo) viene
adottata anche per le opere, mentre l'uso particolare che egli fa del colore strumentale per evidenziare gli stati
d'animo ritorna anche nelle ultime composizioni non operistiche.